Venerdì 16 luglio il Consiglio Provinciale sarà chiamato ad approvare il regolamento che costituisce il corpo di polizia provinciale, sulla scorta di quanto è stato realizzato in altre province italiane.Tuttavia in provincia di Pordenone questo nuovo corpo di polizia parte con la retromarcia, per una serie di ragioni che ho avuto modo di manifestare all’assessore Zannier già in occasione dell’apposita commissione consiliare.Innanzitutto è bene precisare che un corpo di polizia provinciale non è la soluzione per i problemi di ordine pubblico, bensì rischia di diventare un’ulteriore battaglia sulla sicurezza persa in partenza da questa giunta di centro-destra. Infatti, in nome di una “sicurezza percepita” di cui si riempiono la bocca questi amministratrori, si rischia solo di andare a istituire inutili doppioni che non comportano alcun concreto vantaggio per i cittadini. Bisognerebbe chiedersi quanti organi di polizia s’interessano dello stesso problema in quanto le divise della Polizia provinciale si sommerebbero a Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Polizia Municipale, Polizia Penitenziaria, Militari, ecc..Il timore concreto è che ci sia una duplicazione di servizi e istituti con una conseguente sovrapposizione di funzioni tra più organi di polizia da coordinare. Al contrario, sarebbe più utile potenziare le forze esistenti, evitando un’inutile proliferazione: unire le forze anziché disperderle migliorerebbe la qualità dei servizi.Certo, da un punto di vista mediatico è molto meglio sostenere pubblicamente che sono necessarie nuove forze di Polizia per contrastare la criminalità, ma quale contributo concreto può dare un corpo di polizia composto da non più di 15 – 20 agenti da suddividire in turni e distribuire su tutto il territorio provinciale?Quali sono i compiti che deve svolgere questo nuovo organo di polizia? La perplessità aumenta se si considera il fatto che per la costituzione e la gestione di tale corpo, il Presidente Ciriani ha provveduto ad assumere con chiamata diretta un dirigente, esponente di una precisa parte politica, sul quale permangono forti dubbi circa la sua legittimazione a ricoprire tale incarico e che, comunque, viene pagato profumatamente (circa 90.000 euro all’anno).Ovviamente con una simile deriva culturale e allarmismo sociale ogni incarico sulla carta è più che giustificato, ma nella pratica, invece, rischia di diventare inutile o, quantomeno, superfluo. Fabio GaspariniConsigliere provinciale Italia dei Valori