E’ ormai da diverso tempo che l’Ater di Pordenone è agli onori della cronaca per diverse inchieste giudiziarie.

 

A riaprire la “ferita” ci ha pensato il Consigliere Regionale dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza, che ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione al Presidente della Regione Tondo per chiedere se non intenda attuare dei provvedimenti urgenti a fronte dalle situazione di grave illegalità nella quale versa l’azienda regionale di Pordenone. I fatti a cui fa riferimento il Consigliere dipietrista riguardano sia le indagini della Guardia di Finanza che avevano portato all’arresto di un dipendente e al sequesto di alcuni beni, sia alla “costola” denominata “Edilizia futura & territorio srl”, società che era stata costituita dalla stessa ATER con alcuni Comuni (Pordenone, Montereale, Casarsa, Cordovado, San Vito al T., Sesto al Reghena, Spilimbergo) allo scopo di costruire e vendere alloggi con l’obiettivo di calmierare così i prezzi di mercato e ora sciolta dalla stessa azienda a causa dei rilievi della Corte dei Conti.

 

La storia di quest’ultima società è stata a dir poco fallimentare. Su iniziativa dell’allora Presidente dell’Ater pordenonese Alberto Scotti nel 2002 nasceva “Edilizia futura & territorio srl”, un’operazione che sin dall’inizio era stata connotata da contenziosi legali con gli acquirenti, poche realizzazioni e piani mai decollati. Già la Corte dei Conti aveva richiamato la Regione affinché regolarizzasse la situazione e conseguentemente, l’8 maggio 2007, la Direzione Centrale dei Lavori Pubblici imponeva all’Ater di uscire dalla compagine societaria, rappresentando questa -di fatto- un doppione. “Questa operazione -ha aggiunto Corazza che aveva già sollevato la questione durante un Consiglio comunale di Pordenone dov’era stato però scaricato anche dallo stesso Sindaco– si configura come un’inutile sperpero di denaro pubblico consentendo, fra le tante cose, la duplicazione delle indennità degli amministratori: il già Presidente Alberto Scotti raddoppiava la sua indennità di circa 31.000 euro percepiti quale Presidente dell’Ater con quella di Presidente di “Edilizia futura & territorio srl” per più di 60.000 euro annui complessivi, e gli altri componenti del CdA dell’Ater -prima a maggioranza di centrodestra e poi di centrosinistra, in una ritrovata trasversalità di interessi- hanno goduto di analoghe duplicazioni”. Facendo un po’ di conti, salta agli occhi che le poltrone di questo carrozzone sono costate al contribuente ben 564.000 euro e che, anche per questo ingiustificabile esborso, la Procura della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha citato in giudizio i vertici Ater.

Le prime risultanze dell’altra inchiesta, quella avviata dalla Guardia di Finanza, avevano portato all’arresto di un dipendente dell’Ater pordenonese, indagato per corruzione, e successivamente al sequestro di depositi bancari, titoli e di un’auto per oltre 250.000 euro con il coinvolgimento, per truffa e istigazione alla corruzione, di quattro rappresentanti delle società pordenonesi “Fioretto” e “Edil 90”. “La vicenda  risale a circa due mesi fa e alla luce di tutto quanto illustrato – ha concluso il consigliere dipietrista – è necessario che il Presidente della Regione intervenga per fare chiarezza: non è più tollerabile una simile situazione di diffusa illegalità e va riproposta con forza anche la questione morale nei confronti di chi deve essere nominato a gestire le aziende pubbliche. Davanti a questa grave situazione -rilancia il Consigliere- andrebbe anche ripensato l’assetto istituzionale dell’ente valutando l’effettiva utilità di avere un intero Consiglio di Amministrazione nominato su logiche spartitorie che non premiano il merito, in luogo, magari, di un solo, competente, Amministratore delegato. Su questa proposta il dibattito è aperto, ma tutti i partiti coinvolti in questa operazione dovranno ammettere le loro responsabilità e fare un passo indietro, anche per dare quel segnale di cambiamento della politica che i cittadini si aspettano”.