circoscrizioni

«Un pasticcio». E’ come Alessandro Corazza, che in Consiglio regionale è stato relatore di opposizione per l’Italia dei Valori della legge regionale che dà ai Comuni la possibilità di reintrodurre le circoscrizioni, ha definito il voto sulle due delibere che hanno re-istituito a Pordenone le circoscrizioni di decentramento comunale che il legislatore nazionale aveva già soppresso.

«Le circoscrizioni oggi sono ormai antistoriche, non rispondono più, come facevano una volta, alle esigenze dei cittadini, che oggi hanno un’alfabetizzazione e strumenti informatici che permette loro di relazionarsi direttamente con l’amministrazione comunale senza la necessità di questo istituto  intermedio.

Inoltre, rispetto al loro costo, in una città delle dimensioni di Pordenone non si giustificano nemmeno, stante i pochi poteri che hanno (consultivi e propositivi). L’interesse che spesso muove chi le ha volute reintrodurre è infatti quello di dare una “scuola di formazione politica” agli iscritti al proprio partito -pagata però coi soldi pubblici!- o, peggio, creare delle “piramidi” di potere come dimostra il fatto che si è voluto ridisegnare le circoscrizioni esattamente come i collegi elettorali per le elezioni provinciali, facendo diventare i consiglieri circoscrizionali dei “porta acqua” per i provinciali».

«L’altra questione delicata e alla base del “no” alla delibera che modifica il regolamento diminuendone da sei a quattro il loro numero, riguarda il rischio di ricorsi al TAR che potrebbero essere sollevati successivamente all’indizione delle elezioni circoscrizionali, in quanto la legge regionale dispone chiaramente che “qualora venga deliberato il mantenimento, il numero delle circoscrizioni resta determinato dagli statuti e dai regolamenti comunali vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge”, e cioè sei e non quattro. E inoltre è ancora pendente la possibilità del governo nazionale di impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale -ha eccepito il consigliere nel suo discorso in Aula-. Meglio sarebbe stato lasciare le cose come sono evitando di accollarsi queste responsabilità di andare al voto in un quadro di diritto incerto, o, peggio ancora, col rischio che vengano annullate, con chiare responsabilità politiche (ed erariali!) per i Consiglieri che l’hanno votata».

Alessandro Corazza conclude infine con una frecciatina a Giuseppe Pedicini, capofila dei 21 sottoscrittori delle delibere: «Non ho mai visto in questi cinque anni esponenti del centrodestra insistere al limite della legalità e stracciarsi le vesti come stavolta semplicemente per dare “rappresentanza ai cittadini”: è la dimostrazione che la loro battaglia era strumentale e che dietro ai buoni propositi si nascondono invece altri interessi di carattere partitico. Una deliberazione inopportuna nel merito e pasticciata nei modi, fatta a spese dei cittadini».