Il capogruppo dell’Italia dei Valori Alessandro Corazza ha commentato in Aula l’intervento del Presidente della Regione. Corazza ha innanzitutto stigmatizzato il fatto che si sono perse due ore e mezza (la seduta pomeridiana è iniziata alle 17 circa) perché in seguito al discorso di Tondo, che ha sbaragliato le carte in tavola, la maggioranza è andata in panne.

COSTI DELLA POLITICA

«Tondo parla di introdurre l’incompatibilità dei Consiglieri regionali con ogni altra carica pubblica, ma proprio la prima proposta di legge presentata in questa legislatura che introduceva l’incompatibilità dei Consiglieri regionali con altri incarichi in enti economici è bloccata dalla sua maggioranza ormai da più di tre anni. Il presidente sposa l’abolizione delle province per la quale l’Italia dei Valori sta portando avanti una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare, rivendicando l’autonomia decisionale della Regione, ma invece che presentare una riforma rimanda tutto ad un referendum consultivo regionale che non potrà comunque mai andare a cambiare la Costituzione. Nulla di concreto, quindi. Ma la riduzione dei costi della politica, a maggior ragione in questa particolare fase storica, è una priorità che va affrontata con senso di responsabilità e non con demagogia.Il Gruppo dell’Italia dei Valori fin dall’inizio si è occupato della questione dei costi della politica. Ci siamo battuti contro le spese inutili ed ingiustificate, siamo stati tra i pochi a votare contro l’aumento dei giorni computati al fine del rimborso per il vitto e il trasporto dei Consiglieri regionali, spuntato in seduta notturna della finanziaria 2009 e da noi portato alla luce. Inoltre abbiamo presentato già un anno fa una proposta di legge per cancellare il privilegio dei vitalizi e le indennità di fine mandato dei Consiglieri regionali, la cui discussione però aspetta ancora di essere calendarizzata in V Commissione.

Bisogna infatti fare attenzione a non confondere la necessità della riduzione dei costi della politica, che si può ottenere subito abolendo i privilegi come i vitalizi e riducendo le indennità, con la riduzione della rappresentanza democratica, la cui strada legislativa è ben più lunga e incerta. Affinché la politica sia più vicina alla gente c’è bisogno di “iniettare” giovani, donne e rappresentanti della società civile all’interno delle istituzioni. Riducendo invece il numero dei Consiglieri, si finirebbe per tener fuori proprio queste categorie a favore dei professionisti della politica che hanno guadagnato posizioni di potere consolidate nel tempo che gli permettono di continuare ad essere gli unici eletti, rappresentando la vera casta che non permette il ricambio generazionale. Così si allontanerebbe ancor di più il palazzo dai cittadini. Inoltre la nostra Regione ha competenze maggiori rispetto alle Regioni a statuto ordinario, alle quali se ne aggiungeranno altre quando andrà in porto l’abolizione delle province. Per questo motivo il criterio del numero degli abitanti non può essere esaustivo per determinare il numero dei Consiglieri. Attenzione quindi a chi parla di ridisegnare la composizione del Consiglio regionale, perché non vorremmo che con la scusa dell’abbattimento dei costi (ottenibile con altri più immediati interventi) i partiti, sopratutto i più rappresentativi, cogliessero l’occasione di ridurre la rappresentanza democratica facendo diventare l’istituzione ancora più impenetrabile da parte di chi non è già dentro il sistema nonché da parte degli altri partiti meno rappresentativi. In una Regione che peraltro, per ragioni storiche, deve salvaguardare anche la rappresentanza delle minoranze. Per ridurre i costi della politica si parta subito cancellando i vitalizi e dimezzando o riducendo drasticamente le indennità dei Consiglieri regionali piuttosto che il loro numero: renderemmo questo ruolo, che deve essere di servizio, meno ambito per l’aspetto economico. E non servirebbe aspettare i tempi lunghi richiesti dall’iter di modifica statutaria necessario per rideterminare il numero dei Consiglieri regionali, in cui molti confidano per rimandare tutto alle “calende greche” e vedere tutto risolversi in un nulla di fatto. L’annunciato innalzamento dell’età per godere dei vitalizi da 60 a 65 anni e l’innalzamento ad almeno due legislature per averne diritto sono misure che servono solo a rendere ancora più elitario un privilegio inaccettabile che invece andrebbe cancellato del tutto.

ECONOMIA E INFRASTRUTTURE

Il fatto di non avere ulteriormente indebitato la Regione è stato indubbiamente un fatto positivo, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale in cui il Pil regionale sta calando. Non vorremmo però che adesso, per finanziare le minori entrate dovute all’annunciato dell’Irap, il governo regionale facesse marcia indietro, ancor peggio se l’annunciato “sostegno alle imprese” si tramutasse in un intervento meramente assistenziale di aziende ormai decotte e non più competitive che andrebbe quindi a togliere fette di mercato e quindi a danneggiare nuove imprese che, sapendo innovare, si sono riuscite ad affermare creando nuova occupazione.

E pare non ricordarsi, quando afferma che questo mandato sarà ricordato per le infrastrutture, che proprio la Corte dei conti nell’ultimo giudizio di parificazione del rendiconto generale ci ha messi in allarme proprio per la mancanza di finanziamenti per completare l’opera della terza corsia dell’A4.

Inoltre va ricordato che in una situazione di minori entrate tributarie perseguire testardamente il progetto di costruzione del nuovo ospedale di Pordenone in Comina vuol dire aprire un mutuo permanente sulla testa delle future generazioni i cui costi il sistema regionale non sarà in grado di coprire.

DIRITTO ALLO STUDIO

Infine, Tondo ha detto che ci vuole un confronto critico con i giovani, che bisogna dare loro più fiducia e responsabilità e che bisogna sostenerli negli studi, ma sembra vivere in un altro pianeta, ignaro che proprio oggi sotto la sede del Consiglio regionale gli studenti universitari stavano manifestando contro i recenti aumenti dei costi dei servizi legati al diritto allo studio come la mensa e il costo degli alloggi aumentato fino al 40%. E per di più parla di democrazia ma cala dall’alto senza coinvolgere minimamente gli studenti una riforma degli Erdisu che ne passa le funzioni alla Regione e all’Università». In conclusione, da Tondo ci si aspettava un intervento meno retorico, demagogico e a tratti contraddittorio. Per risolvere la situazione politica di profonda crisi in cui siamo sprofondati serve più responsabilità».