Nel corso dell’ultimo Consiglio provinciale si è discusso un ordine del giorno, proposto dal Partito Democratico, attraverso il quale si impegnava il Presidente della provincia a dichiarare il territorio provinciale libero da OGM.L’ordine del giorno purtroppo ha trovato il consenso dei soli gruppi di opposione (PD, Libertà Civica e Italia dei Valori).Tuttavia è emerso in modo inequivocabile l’importanza dell’argomento proposto che merita sicuramente ulteriori approfondimenti.A mio avviso, comunque, il punto di partenza del ragionamento deve essere il seguente: per le coltivazioni Ogm deve prevalere ancora il principio di precauzione a favore della salute dei cittadini ed il compito della politica provinciale è quello di tutelare la nostra agricoltura rispetto agli interessi delle multinazionali che stanno dietro le politiche delle coltivazioni geneticamente modificate.Non esistono, infatti, le condizioni per inserire nella nostra provincia tali coltivazioni in quanto l’assenza di rischi per l’ambiente e per le coltivazioni tradizionali è ancora tutta da verificare.Con il dibattito sulle coltivazioni transgeniche si eludono, inoltre, le vere preoccupazioni degli agricoltori della nostra provincia, impegnati a chiedere a tutti i livelli maggiori attenzioni e risorse ad un comparto che vede in riduzione i prezzi di vendita ed in costante aumento gli oneri di produzione. Il rischio concreto è che l’introduzione delle colture transgeniche nel nostro territorio, oltre a contaminare tutte le produzioni tradizionali e non solo quelle biologiche, porti in tempi rapidi a produzioni massificate del tutto improponibili per le nostre aziende, che già stanno facendo grandi sacrifici a mantenere margini economici, sviluppando sui nostri campi ed allevamenti grande esperienza e professionalità. Il tema trattato è di grande attualità dopo la decisione della Commissione Europea che ha annunciato il via libera entro l’estate alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora e di tre varietà di mais. Questa scelta però è in netto contrasto rispetto alla strada finora seguita e rappresenta un segnale pericoloso per il futuro del settore primario europeo e quindi anche per l’agricoltura del nostro territorio. Fabio GaspariniConsigliere provinciale Italia dei Valori
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