La riduzione dei costi della politica, a maggior ragione in questa particolare fase storica, è una priorità che va affrontata con senso di responsabilità e con coscienza, e non può essere affrontata a suon di roboanti minacce a mezzo stampa.
Il Gruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale, in tempi non sospetti, nell’agosto del 2010, è stato il primo a presentare una proposta di legge per cancellare il privilegio dei vitalizi e le indennità di fine mandato dei Consiglieri regionali, la cui discussione però aspetta ancora di essere calendarizzata in V Commissione.
Oggi siamo sinceramente stupiti dall’atteggiamento del Pd, che ha minacciato l’uscita dal tavolo dei costi della politica se non si rispettano le sue condizioni, e cioè la riduzione da 60 a 48 del numero dei consiglieri regionali. Tutto questo fa riflettere. Perché questo gesto plateale riguardo ad una misura che non riguarda direttamente i costi della politica, ma piuttosto la rappresentanza democratica? Avremmo apprezzato di più se un gesto così forte fosse stato minacciato nei confronti di una mancata abolizione del vitalizio e dell’indennità dei consiglieri regionali, che rappresentano i veri privilegi della casta regionale e che andrebbero immediatamente eliminati. Non vorremmo che il Pd stia facendo asse con il Pdl per attuare, sull’onda popolare dei tagli, una misura che in realtà rafforzerebbe la “casta regionale” (e quindi con maggiori “costi politici”), invece che tagliarla.
Bisogna infatti fare attenzione a non confondere la necessità della riduzione dei costi della politica, che si può ottenere subito abolendo i privilegi come i vitalizi e riducendo le indennità, con la riduzione della rappresentanza democratica, la cui strada legislativa è ben più lunga e incerta. Affinché la politica sia più vicina alla gente c’è bisogno di “iniettare” giovani, donne e rappresentanti della società civile all’interno delle istituzioni. Riducendo invece il numero dei Consiglieri, si finirebbe per tener fuori proprio queste categorie a favore dei professionisti della politica che hanno guadagnato posizioni di potere consolidate nel tempo che gli permettono di continuare ad essere eletti, rappresentando la vera casta che non permette il ricambio generazionale. Così si allontanerebbe ancor di più il palazzo dai cittadini. Inoltre la nostra Regione ha competenze maggiori rispetto alle Regioni a statuto ordinario, alle quali se ne aggiungeranno altre quando andrà in porto l’abolizione delle province. Per questo motivo il criterio del numero degli abitanti non può essere esaustivo per determinare il numero dei Consiglieri. Attenzione quindi a chi parla di ridisegnare la composizione del Consiglio regionale, perché non vorremmo che con la scusa dell’abbattimento dei costi (ottenibile con altri più immediati interventi) i partiti, sopratutto i più rappresentativi, cogliessero l’occasione di ridurre la rappresentanza democratica facendo diventare l’istituzione ancora più impenetrabile da parte di chi non è già dentro il sistema nonché da parte degli altri partiti meno rappresentativi. In una Regione che peraltro, per ragioni storiche, deve salvaguardare anche la rappresentanza delle minoranze. Per ridurre i costi della politica si parta subito cancellando i vitalizi e dimezzando o riducendo drasticamente le indennità dei Consiglieri regionali piuttosto che il loro numero: renderemmo questo ruolo, che deve essere di servizio, meno ambito per l’aspetto economico. E non servirebbe aspettare i tempi lunghi richiesti dall’iter di modifica statutaria necessario per rideterminare il numero dei Consiglieri regionali, in cui molti confidano per rimandare tutto alle “calende greche” e vedere tutto risolversi in un nulla di fatto.


Nessun utente ha commentato " Non tagliamo la rappresentanza democratica "
Segui i commenti di questo post tramite rss o fai il trackback dal tuo sito.