SAN VITO AL TAGLIAMENTO. Nuova offensiva del consigliere comunale dell’Italia dei Valori, Salvatore Callea, per richiedere l’acquisto della risonanza magnetica fissa ad alto campo per l’ospedale di San Vito al Tagliamento: il dipietrista alza il tiro, chiedendosi se l’amministrazione regionale stia perseguendo l’obiettivo di privilegiare le strutture private e, al contempo, quello degli ospedali riuniti. Intanto, oggi, in occasione del mercato settimanale, Callea sarà in Piazza del Popolo assieme al consigliere provinciale dell’Idv Fabio Gasparini per riprendere la raccolta firme a favore della risonanza. Petizione che aveva raggiunto quota 800 e mira a superare le mille, dopodiché dovrebbe essere consegnata all’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic. Ed è ancora a quest’ultimo che si rivolge Callea, dopo la presa di posizione del consiglio comunale e le interrogazioni in sede di quello regionale sull’argomento, piovute negli ultimi mesi dopo le affermazioni dello stesso Kosic. Callea parte da alcune considerazioni ritenute condivise dagli stessi addetti ai lavori: la superiorità della risonanza rispetto alla Tac nei campi neuroradiologico, ginecologico, osteo-articolare e nello studio multifasico dell’addome, oltre che nella minor esposizione alle radiazioni ionizzanti, responsabili di danni biologici. In questa prospettiva, sottolinea Callea, la Società italiana di radiologia medica ha rivisto i propri protocolli a favore della risonanza rispetto alla Tac. «Ne consegue – afferma - che una radiologia priva di risonanza nel prossimo futuro sarà una radiologia monca, in cui non saremo in grado di garantire una qualità assistenziale adeguata». Sulla base di queste considerazioni, il consigliere rinnova l’invito a Kosic a dare il suo via libera, tenendo conto della copertura economica che garantirebbe l’Azienda sanitaria provinciale e delle lunghe liste di attesa (recentemente, abbiamo verificato come occorrano due mesi, per un esame a San Vito). L’Ass spende 250 mila euro annui per un’attrezzatura mobile presente a San Vito per un giorno alla settimana. «In quasi tutte le regioni – sottolinea Callea - ormai si tende a sostituirla con nuovi apparecchi fissi, mentre nella nostra sembra ci si appresti a dare il via libera a un altro camion mobile in convenzione con un privato, per la stessa cifra». Nel suo attacco finale, Callea si chiede «se questa attesa sia da mettere in relazione a una riorganizzazione della rete sanitaria regionale, che da un lato privilegi le strutture private, e dall’altro pensi a ripristinare il fantomatico progetto degli ospedali riuniti». «Progetto – osserva, riferendosi agli ospedali riuniti – che assegnava un ruolo strategico al nosocomio di Pordenone, con l’inevitabile depotenziamento di quelli di rete, senza che ciò comporti una maggior efficienza ed efficacia del sistema né un risparmio economico». (Andrea Sartori, Il Messaggero Venet, 25-9-09)

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